ROSAMARO, il film – Squarciare il complice silenzio e le distratte coscienze.
Cultura · Territorio · Prevenzione
ROSAMARO, il fi lm - Squarciare il complice silenzio e le distratte coscienze
Scritto da Alice Lavoratti
ROSAMARO, il docu-fi lm diretto da Giuseppe Tesi.
Un silenzio carico di emozione e rifl essione suscita ROSAMARO, il docu -fi lm del regista pistoiese Giuseppe Tesi, ultima produzione di Teatro Electra. Il progetto, vincitore del Bando
Sviluppo e Cultura della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, ha trovato il fermo sostegno della Misericordia di Pistoia, in qualità di ente co-progettante.
Una proiezione dedicata non solo alla cittadinanza pistoiese, ma soprattutto alle nuove generazioni, a testimonianza di quanto il cinema possa farsi strumento pedagogico e civile.
L’obiettivo dell’opera è chiaro e urgente: squarciare il velo sulla violenza di genere, non limitandosi alla cronaca, ma scavando nelle radici psicologiche e sociali di un fenomeno che
continua a ferire la nostra quotidianità. La storia di Erica in ROSAMARO: la violenza come ombra del quotidiano Al centro della narrazione di ROSAMARO troviamo Erica Weber, interpretata da Sofi a Varricchio
e Valentina Banci. La sua storia funge da fi lo conduttore per mostrare come la violenza non sia sempre un atto eclatante, ma spesso un veleno che si insinua nelle piccole sfaccettature della
crescita di una donna.
Il regista Giuseppe Tesi adotta una scelta stilistica e narrativa di grande impatto: l’escamotage dell’alienazione. Attraverso questo linguaggio, il fi lm riesce a trasmettere la drammatica
diff icoltà di chi subisce abusi nel riconoscersi come vittima. È un processo di “scollamento” dalla realtà che spiega perché sia così diff icile chiedere aiuto quando il carnefi ce abita nei gesti
apparentemente normali del quotidiano.
Sofi a Varricchio: sentire il dolore per rompere il silenzio Un momento di profonda rifl essione giunge dall’interpretazione della giovane Sofi a Varricchio,
nel ruolo della protagonista bambina di Erica Weber. La sua partecipazione non si è limitata alla sola recitazione, ma si è trasformata in una vera e propria missione empatica. Sofi a ha
voluto porre l’attenzione sull’importanza fondamentale di saper interpretare, ma soprattutto di sentire sulla propria pelle, il dolore di chi vive situazioni di violenza e manipolazione.
Il suo ruolo lascia alla platea un’immagine tanto poetica quanto brutale, che riassume l’essenza stessa del fi lm: La violenza è come un sasso che rotola e non fa rumore, ma che giunto a valle crea danni spesso irreparabili.
Queste parole sottolineano come la manipolazione sia spesso silenziosa e impercettibile nel suo divenire, rendendo ancora più necessario il lavoro di ascolto e osservazione proposto dal
regista.
La dinamica tra maltrattato e maltrattante Uno degli elementi di maggior valore di ROSAMARO è l’approccio corale e multidisciplinare. Il regista e tutto lo staff — a partire dall’essenziale contributo dell’aiuto regista Henry Bartolini —
hanno lavorato in stretta sinergia con le associazioni del territorio pistoiese. Il docu-fi lm non si ferma alla testimonianza della vittima, ma indaga coraggiosamente anche la fi gura del maltrattante. Attraverso interviste e racconti, vengono mostrate le dinamiche di chi
ha agito violenza e sta intraprendendo un diff icile percorso di r iabilitazione. Questa doppia prospettiva è fondamentale per comprendere il ciclo della violenza e per scardinare quei modelli comportamentali che alimentano la prevaricazione.
Il percorso di prevenzione collettiva di ROSAMARO
L’obiettivo ultimo di ROSAMARO non è solo l’analisi del dolore, ma la costruzione di un percorso educativo che porti, nel tempo, a una drastica diminuzione delle dinamiche di violenza.
Il fi lm ROSAMARO, premiato per la “miglior regia 2026” il 26 settembre 2026 al Parma International Music Film Festival, sta percorrendo la Penisola con l’obiettivo di squarciare il complice silenzio e le distratte coscienze.
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